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I 6 Dolci del Ramadan più amati

I dolci del Ramadan non sono semplicemente la fine del pasto. Dopo il tramonto diventano parte del ritmo della giornata: accompagnano il tè, accolgono gli ospiti e segnano davvero l’inizio della sera.

In molte culture musulmane, il momento dolce arriva poco dopo l’iftar oppure durante la notte. Gli ingredienti non sono casuali: miele, datteri, sesamo e semola servono a restituire energia dopo il digiuno e allo stesso tempo rendono la tavola più conviviale.

Per questo i dolci del Ramadan cambiano da paese a paese ma mantengono sempre la stessa funzione: riunire le persone.


I dolci del Ramadan più diffusi nel mondo arabo

Dal Maghreb al Medio Oriente ogni paese ha il suo dolce simbolo. Alcuni si preparano solo in questo mese e il loro profumo basta a far capire che Ramadan è arrivato.

Qui trovi sei dei dolci del Ramadan più riconoscibili e amati.


Chebbakia marocchina – dolce del Ramadan al miele

La Chebakia è probabilmente il simbolo del Ramadan in Marocco.

È una pasta speziata intrecciata a mano, fritta e immersa nel miele, poi coperta di sesamo. Il profumo di acqua di fiori d’arancio e anice è ciò che la rende immediatamente riconoscibile.

Si mangia insieme alla harira, la zuppa serale: il contrasto tra dolce e salato è parte della tradizione.
In molte famiglie viene preparata giorni prima dell’inizio del mese in grandi quantità, perché deve durare per tutte le serate.


Makroud tunisino – dolce del Ramadan ai datteri

Il Makroud nasce a Kairouan ed è uno dei dolci più antichi del Nord Africa.

È fatto con semola di grano duro e farcito con pasta di datteri aromatizzata alla cannella. Dopo la cottura viene immerso nel miele o nello sciroppo.

Si serve dopo cena, spesso con tè o caffè.
Tra i dolci del Ramadan, è uno dei più energetici: i datteri aiutano a recuperare rapidamente dopo il digiuno.


Sellou (Sfouf) – dolce del Ramadan energetico

Il Sellou non è un dessert classico ma una preparazione nutriente.

È una miscela di farina tostata, mandorle, sesamo e spezie macinate. La consistenza è asciutta e profumata, pensata per saziare senza appesantire.

Si consuma nelle ore tarde della notte, accompagnato da latte o tè.
Molte famiglie lo preparano all’inizio del mese e lo conservano per tutto il Ramadan.


Halva – dolce del Ramadan al sesamo

Diffusa in Medio Oriente, nei Balcani e in Turchia, la Halva è uno dei dolci del Ramadan più universali.

È a base di tahina (pasta di sesamo) e zucchero, spesso arricchita con pistacchi o mandorle.
La consistenza è friabile ma fondente e il sapore è dolce senza essere pesante.

Si serve a fette sottili durante la sera, soprattutto quando arrivano visite improvvise, perché si conserva a lungo.


Zlebia tunisina – dolce del Ramadan fritto

In Tunisia la notte di Ramadan ha il profumo della Zlebia.

È una spirale fritta immersa nello sciroppo profumato ai fiori d’arancio. Croccante fuori e morbida dentro, si mangia appena fatta.

Più che un dolce domestico è un dolce da strada: si compra durante la passeggiata serale dopo l’iftar.


Kalb el Louz – dolce del Ramadan algerino

Il nome significa “cuore di mandorla” ed è uno dei dessert più rappresentativi dell’Algeria.

Preparato con semolino, burro e yogurt, viene cotto al forno e poi inzuppato nello sciroppo aromatico.
Il risultato è compatto ma morbido, dolce ma equilibrato.

Si serve freddo, tagliato a quadrotti, insieme al tè alla menta.


Dolci del Ramadan al miele, datteri e sesamo

Nonostante le differenze, i dolci del Ramadan condividono una logica comune: ingredienti energetici e conservabili.

  • miele → energia immediata
  • datteri → recupero rapido dopo il digiuno
  • sesamo e frutta secca → sazietà più lunga

Per questo queste ricette sono rimaste quasi identiche per secoli.


Conclusione: perché i dolci del Ramadan sono così importanti

Alla fine, i dolci del Ramadan non servono solo a concludere il pasto.
Segnano l’inizio della serata, accompagnano le visite e diventano memoria familiare.

Che sia una Chebakia al miele, un Makroud ai datteri o una Zlebia appena fritta, ogni cultura ha creato il suo modo per dire la stessa cosa: la giornata è finita, ora si sta insieme.

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